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10 febbraio 2006

MUSLIBA

KANDAHAR, Afghanistan

 

Musliba si china in avanti, tenendo la bianca sciarpa in modo che solo i suoi occhi scuri siano visibili, e fa un gesto con le mani aperte. Vuole spiegare alla visitatrice straniera perché è in prigione da due mesi, ma ha 12 anni, e non lo ha capito neppure lei.

Il direttore della prigione, Haji Niamat, la spinge indietro e dice: ”Glielo dico io, il perché. Immoralità, ovviamente. Ha sfidato suo padre, rifiutando di sposare l’uomo che aveva scelto per lei. Poi aveva una relazione con un diciottenne proprietario di un negozio”.

Musliba arrossisce, e finisce per coprirsi anche gli occhi.

Per parlare aspetta che il direttore non sia a portata d'orecchio.

“Mio padre mi ha dato via una sera, mentre era al ristorante con gli amici”, sussurra, sedendo a gambe incrociate sul marciapiede fuori dalla stanza che è la sua cella. Arriccia il naso disgustata.”L’uomo che vuole sposarmi è vecchio, ha l’età di mio padre”. E il ragazzo del negozio? Musliba sorride: ”E’ gentile. Ha un lavoro. Tutto qui”:

E’ tutto qui, ma abbastanza per incarcerare una ragazzina.

La madre di Musliba fu uccisa a colpi d’arma da fuoco otto anni fa, durante il governo Talebano, mentre rientrava a casa in tarda sera. Musliba non sa bene il motivo per cui è stata uccisa, sa solo che questa fatto l’ha lasciata sola con il padre. Poi, quando aveva sette anni, il padre l’ha promessa ad un amico.

 

Questa storia non è insolita: quello che è insolito è che Musliba è stata abbastanza coraggiosa da dire al padre che non avrebbe sposato quell’uomo.

Coraggiosa perche spesso i familiari uccidono le ragazze che osano sfidare il proprio padre o che sono sospettate di relazioni “illecite”.




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9 febbraio 2006






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5 febbraio 2006

L'UGUAGLIANZA



FISSATO  NE  L'IDEA DE L'UGUAJANZA
UN GALLO SCRISSE ALL'AQUILA: - COMPAGNA,
SICCOME TE NE STAI SU LA MONTAGNA
BISOGNA CHE ABBOLIAMO 'STA DISTANZA:
PERCHE' NUN E' NE' GIUSTO NE' CIVILE 
CH'IO STIA FRA  LA MONNEZZA D'UN CORTILE,
MA SAREBBE PIù COMMODO E PIU' BELLO
DE VIVE NER MEDESIMO LIVELLO.-

L'AQUILA JE RISPOSE: - CARO MIO,
ACCETTO VOLENTIERI LA PROPOSTA:
VOLEMO FA' AMICIZZIA? SO' DISPOSTA:
MA NUN PRETENNE CHE M'ABBASSI IO.
SE TE SENTI LA FORZA NECESSARIA
SPALANCA L'ALE E VIETTENE PER ARIA:
SE NUN T'ABBASTA L'ANIMA DE FALLO
IO SEGUITO A FA' L'AQUILA E TU ER GALLO.-




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3 febbraio 2006


Le donne afgane, dopo l’avvento al potere dei talebani, vivono senza diritti, senza tutela e senza ogni forma di libertà.

Sono state private del 
DIRITTO ALL'ISTRUZIONE (tutte le scuole femminili sono state chiuse),

il DIRITTO AL LAVORO ( a tutte le donne viene imposto di restare in casa e i datori di lavoro furono minacciati nel caso assumessero personale femminile),

il DIRITTO DI VIAGGIARE (a nessuna donna è permesso di uscire di casa se non accompagnata da un parente maschio).

Il DIRITTO ALLA SALUTE (nessuna donna poteva essere visitata da un dottore maschio),

il DIRITTO A RICORRERE ALLA LEGGE (la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo),

il DIRITTO ALLO SVAGO (tutti i circoli ricreativi e sportivi furono proibiti),

Il DIRITTO DI ESSERE DELLE PERSONE UMANE (non potevano mostrare il loro viso in pubblico, ne indossare abiti dai colori sgargianti. Potevano mostrarsi al di fuori delle loro case solo se avvolte nel burka, i soffocanti veli integrali che le ricoprono dalla testa ai piedi. E se disgraziatamente la donna inciampava a causa della difficoltà visiva, e si intravedevano  dal burka mani o caviglie, veniva picchiata e frustate).


Non possono VEDERE, RESPIRARE E RIDERE LIBERAMENTE.

Private di un volto, di una voce, di libertà di movimento.

Non possono  trattare con negozianti uomini (come potrebbero trattare con negozianti femmine se le donne non possono lavorare?),
non possono usare cosmetici (a molte donne con unghie dipinte sono state tagliate le dita).


Dopo tre anni dalla caduta del regime talebano la violenza contro le donne è ancora oggi a livelli drammatici.

Questa violenza deve terminare!!

La Gran Bretagna e gli Stati Uniti avevano detto che la guerra contro il regime talebano avrebbe liberato le donne…

...ma queste donne senza volto e senza corpo, come silenziosi fantasmi,  ancora aspettano di essere liberate…




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1 febbraio 2006


E quando finalmente tocchi con i piedi la terra straniera, lontana migliaia di chilometri, un altro brivido ti percorre il corpo...
Tutto è diverso...
L'aria che respiri, i paesaggi, il cielo, i colori intorno a te, le persone...

Uomini con baffi scuri di carnagione, e donne con la pelle chiarissima nascoste dal velo sul capo.
Mi piace l'idea di poter immaginare queste donne senza volto...
immaginare i loro capelli...La loro bocca...Il loro naso...
 



In Siria, fino a qualche anno fa, le donne non potevano lavorare, dovevano rimanere in casa e accudire i bambini.
Oggi invece la situazione è cambiata.
Le donne della mia famiglia portano il velo per una loro scelta, e non perchè i mariti lo impongono, o perchè l'Islam lo impone.
Le donne della mia famiglia lavorano, ad esempio mia cugina ha studiato per diventare estetista e ora ha un suo centro estetico.
in Siria puoi vedere le donne al lavoro, velate o non velate, mussulmane o cristiane, truccate o non truccate, fumatrici...

In Iran la biancheria intima femminile non può essere esposta nelle vetrine dei negozi e un istruttore uomo di scuola guida non può insegnare a guidare ad una donna se non accompagnata da un parente stretto.

In Siria tante proibizioni sono giudicate assurde e ridicole così come lo sono per gli occidentali.
Per l'Occidente il mondo arabo significa Islam, e Islam voul dire sottomissione, proibizione, maltrattamenti...
Ma non è così in tutti i paesi arabi.








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27 gennaio 2006


Quando l'aereo sta per decollare, ti manca il respiro, l'aria intorno a te cattura tutto il tuo fiato... E il pensiero di arrivare in una terra completamente diversa dalla tua, ti fa vibrare, ti fa sentire un fremito...
Dove puoi ammirare antichi splendori in un ambiente dal fascino unico...
Dove dall'alto arriva il canto di Dio...
Dove puoi percorrere il deserto roccioso...
Dove si sentono le urla dei venditori...
Dove puoi odorare i profumi delle spezie...
Dove ammiri i mille colori delle stoffe...
E il pensiero di lasciare la tua città, le tue abitudini, anche solo per pochi giorni, ti riempe l'anima di un emozione forte.
Scoprire una  nuova cultura, nuove usanze, una famiglia mai conosciuta... 




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26 gennaio 2006


COSA VI FA  VIBRARE TANTO DA SENTIRVI VIVI, VIVI DAVVERO?!
E' UNA RICERCA ETERNA CHE L'UOMO COMPIE PER SENTIRE IL CUORE BATTERE, PULSARE, VIBRARE...
NON IMPORTA CHE SIA UNA VIBRAZIONE POSITIVA O NEGATIVA, L'IMPORTANTE E' PROVARE EMOZIONI FORTI... STRUGGERSI DI DOLORE, MA VIVERE COMUNQUE UN SENTIMENTO CHE SIA PROPRIO, OPPURE ESPLODERE DI GIOIA E SENTIRSI PARTE DI UN VORTICE E NON VOLERLO LASCIARE ANDARE VIA MAI...




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sfoglia     gennaio       

Non essere triste,
presto sarà notte,
e sul paese pallido vedremo
fresca la luna sorridere furtiva
e poseremo, mano nella mano.
Non essere triste,
presto verrà il tempo
che avremo pace.
Le nostre croci stanno
a due sul margine lucente della via,
e piove e nevica
e il vento viene e va.



Si possono percorrere
milioni di chilometri
in una sola vita
senza mai scalfire
la superficie dei luoghi

nè imparare nulla
dalle genti appena sfiorate.

Il senso del viaggio
sta nel fermarsi ad ascoltare

chiunque abbia
una storia da raccontare.